La leggenda dello scoglio di Peppino, meta degli innamorati che si giurano eterno amore

Contese territoriali prima, incendi poi. Lo Scoglio di Peppino è da alcuni giorni protagonista della cronaca. Per alleggerire un po’ i nostri lettori, proponiamo una bella leggenda su questo incantevole angolo di territorio sarrabese raccontata dalla scrittrice muraverese Maria Cinus.

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Peppino, nella sua vita, aveva lavorato qua e là, e il molto tempo libero a sua disposizione, lo passava nella bettola di tziu Antoni. Dopo la morte di sua madre, si era lasciato un po’ andare: girava sempre con la stessa camicia a quadri e con quei pantaloni sdruciti e rattoppati di cui era molto difficile stabilire il colore originario. Nella sua casa, camino e fornello erano sempre spenti  e spesso mangiava solo pane e formaggio, innaffiati con molti bicchiere di vino nero. Allora decise di sposarsi, ma non avendo molto da scegliere data anche la sua età, si era dovuto “accontentare” di una donna che aspettava un bambino da un altro. Forse anche per evitare pettegolezzi, si era trasferito vicino al mare. Avrebbe voluto che quel figlio, non suo, fosse maschio; nacque invece Letizia. Peppino, avendo un’altra bocca da sfamare, decise che era ora di mettersi a lavorare, ma non scelse un lavoro normale: decise di fare il bombarolo.

Negli anni, avrebbe avuto altri sei figli, ma i primi tempi l’unica in grado di aiutarlo era Letizia, che lui portava sempre con sé e se lei si opponeva erano botte. Letizia era snella come una gazzella ed aveva una pioggia di capelli neri, ma cercava di crescerla come un maschio. Le aveva insegnato tutti i trucchi della pesca di frodo. La ragazza nuotava come un pesce e lei stessa si sentiva di appartenere a quel mondo: i pesci erano diventati i suoi amici più cari. Quale tormento allora andare a raccogliere quelle creature sventrate dalle bombe del patrigno!

«Invece del sangue, tua madre deve averti messo il latte in corpo. I pesci servono per venderli e per sfamare te e i tuoi fratelli».

Un giorno andarono a pescare vicino ad uno scoglio a forma di balena, dove Peppino era andato tante volte da solo. Era un posto riparato e lontano da occhi indiscreti: nessuno lo avrebbe visto buttare le bombe!

Letizia aveva sentito parlare tante volte di quello che sembrava un grosso cetaceo di pietra e intuiva che lì, ormai più sirena che ragazza, poteva sentirsi la regina del mare e osservare quella vasta distesa blu. Ma purtroppo la poesia durò poco perché il patrigno, anche quella volta, le fece raccogliere i suoi amici pesci, uccisi dalla bomba. Tornarono spesso su quello scoglio e lì erano quando, un brutto giorno di maggio, a Peppino scoppiò una bomba tra le mani e, mentre il patrigno sanguinava e imprecava, Letizia urlò e chiese aiuto; accorse  l’unica persona presente in quel momento sulla spiaggia, un ragazzo che era andato al mare e che per ironia della sorte aveva lo stesso nome del patrigno, Peppino. Chiamarono alcune persone che tamponarono alla meglio le ferite e lo portarono a Cagliari. Salutandosi, Letizia e il giovane Peppino si scambiarono un lungo sguardo, come una promessa.

Per il patrigno, invece, la storia ebbe un risvolto tragico: perse una mano ed un occhio.

Da quel giorno il carattere di Peppino peggiorò ancora mentre aumentavano le visite alla bettola di tziu Antoni. Ad un primo giro di bevute, seguiva sempre un secondo e così di seguito fino a che tutti i presenti non avevano offerto: dieci presenti, dieci giri.

Quel giorno era di sabato e, nella piazza di fronte alla chiesa, fervevano i preparativi per la festa di San Priamo. Gli uomini trasportavano il santo da Muravera a San Priamo mentre le donne seguivano la processione portando, appoggiate sulla testa sopra il cercine arrotolato, le brocche d’acqua per dissetare i pellegrini. Quando la processione arrivò a casa Sulis, c’era Peppino ad attenderla. Sotto i fumi dell’alcool, imbracciò il fucile prese i suoi figli e li allineò contro il muro, come di fronte ad un plotone di esecuzione, urlando che li avrebbe uccisi. Mentre i fedeli ammutolivano terrorizzati, Letizia prese dalla tasca interna della gonna il rosario e implorò San Priamo di far ragionare Peppino. Come per miracolo, il padre rientrò in sé e si calmò, mentre la processione proseguì fino alla chiesa.

Alla sera andarono tutti alla festa, durante la quale, come in un sogno, si presentò il giovane che aveva salvato il patrigno. Tra il frastuono dei canti e dei balli, qualcuno notò che i due ragazzi erano scomparsi e un altro disse che li aveva visti dirigersi verso lo scoglio. Nessuno li rivide mai più, ma i pescatori del luogo dicono che, nelle notti di luna piena, si sente il canto dei due giovani, come una musica portata dal vento. Quel posto è diventato meta di tutti gli innamorati che, sfiorando l’acqua del mare, si giurano amore eterno sullo scoglio: lo Scoglio di Peppino.

(Maria Cinus)